La citta Siusi
Anticamente, al posto del villaggio di Siusi e fino sopra San Valentino, sorgeva una grande città. Un giorno arrivò un vecchio povero che cercava alloggio, ma nessun cuore compassionevole gli aprì la porta. Allora proseguì e, sopra San Valentino, entrò in una casa contadina, dove si fece dare un mestolo d’acqua. Questo lo versò fuori dalla finestra e in un attimo la grande e superba città fu sommersa. Nella chiesa di San Vigilio, il santo che portava questo nome impose con il suo bastone pastorale un fermo alle macerie e alle ghiaie che imperversavano, e l’elemento selvaggio gli obbedì. Così la chiesa di San Vigilio rimase in piedi. – La prima messa della Domenica di Pasqua viene ancora celebrata nella chiesa filiale di San Valentino a Siusi, poiché si dice che essa sorgesse sul luogo della chiesa parrocchiale della città di Siusi. (Castelrotto, Prof. Th. Wieser.)
* San Vigilio!
Fonte: Sagen aus Tirol, raccolte e pubblicate da Ignaz V. Zingerle, Innsbruck 1891, n. 631, pp. 357 sgg.
I tesori di Hauenstein
Oswald von Wolkenstein, per gelosia, abbandonò la moglie e i figli a Castel Hauenstein, che era così male approvvigionato di viveri che sua moglie morì di fame, e al suo ritorno egli trovò in vita soltanto uno dei figli. In seguito, si vide spesso davanti al portone del castello una donna seduta che si pettinava i capelli. Più volte avrebbe confidato a persone oneste, che salivano al castello, dell’esistenza di un tesoro nascosto nel cortile. Spesso si videro in quel luogo grandi fuochi; ancora oggi, di notte, si vedono frequentemente luci che non di rado sviano i viandanti.
Un giorno un contadino di Siusi salì al castello con l’intenzione di riportare alla luce il tesoro. Ma tutti i suoi sforzi furono vani: non trovò altro che vetri di finestre infranti. Per curiosità ne prese alcuni frammenti con sé e, giunto a casa, questi si erano trasformati in splendide monete d’oro.
Un’altra volta, un contadino di Siusi salì nuovamente al castello in cerca del tesoro. Ma anche la sua ricerca fu inutile; davanti al portone trovò soltanto alcune grandi penne. Ne prese una e se la mise sul cappello. Tornato a casa, al posto della penna sul suo cappello si trovava un cucchiaio d’argento! (Castelrotto.)
Fonte: Ignaz Vinzenz Zingerle, Sagen aus Tirol, 2ª edizione, Innsbruck 1891, n. 525, p. 296
Lo stregone Hans Kachler
Brillava ancora il sole sul piccolo e ridente paese di San Valentino quando un cupo servitore usciva con passo deciso dalla porta di casa e prendeva la strada principale. Chi lo incrociava volgeva intimorito lo sguardo in basso. Altri invece, più lontani, mormoravano sottovoce per non farsi udire: “Guarda, è Hans Kachler. Scommetto le mie venti mucche che sta andando sullo Sciliar a una festa con le streghe se non, addirittura, col diavolo in persona…” Hans Kachler è capace di incredibili magie ed è dotato di forza straordinaria,
Il giardino di Re Laurino
In tempi remoti quando il mondo fu popolato da giganti e gnomi, all’interno del Catinaccio viveva una popolazione di laboriosi nani guidati da Re Laurino. Laurino era particolarmente orgoglioso del suo magnifico giardino che si trovava davanti alle porte del suo castello di pietra. In questo giardino, durante tutto l’anno, fiorivano meravigliose rose rosse protette da un filo di seta dorato. Laurino rapì Simhild, la bellissima figlia del re e la portò nel suo castello. Per liberare la sua sposa, Hartwig, il fidanzato della principessa chiese aiuto a Dietrich von Bern, re dei goti. Dietrich ed i suoi guerrieri partirono alla volta del castello, strapparono il filo di seta del giardino e calpestarono le rose. Re Laurino indossò una cappa magica che lo rese invisibile ed una cintura capace di renderlo invincibile, quindi sfidò i guerrieri. Durante la battaglia Dietrich von Bern riuscì a strapparli la cintura e lo sconfisse. La bella Simhild fu finalmente liberata. Anche Re Laurino riuscì a fuggire e tornò al Catinaccio. Attraverso una formula magica trasformò il suo giardino in pietra. Nessuno, né di giorno, né di notte avrebbe dovuto rivedere lo splendore delle sue rose. Al posto del giardino non rimase che nuda e pallida roccia. Tuttavia, nella formula magica Laurino si scordò di menzionare il crepuscolo, e quindi per pochi istanti, a quell’ora si può ancora ammirare lo splendore delle sue rose.